MARIA VERGINE E LE TRE PERSONE DIVINE
A cura di SerenellaMaria
Il mistero di Maria si colloca nel progetto salvifico di Dio “che nella Sua bontà e sapienza rivelò se stesso per mezzo di Cristo, Verbo incarnato, e nello Spirito Santo l’umanità ha accesso al Padre ed è resa partecipe della divina natura.” (DV2; EV1/873) Anche Maria è frutto della libertà e della benevolenza del Padre, Ella non esisterebbe senza la Volontà di Dio sapientissimo e misericordioso di compiere la Redenzione del mondo, senza la Volontà di far precedere l’incarnazione del Figlio, dall’accettazione della Donna predestinata come Madre. La Missione globale della Vergine Maria e ogni singolo momento sono collegati alla benevolenza del Padre. Maria è al vertice di quel Popolo che Dio scelse per Sé e con il quale stabilì l’alleanza. Tra gli umili e i poveri del Signore, che attendono con fiducia il Signore e ricevono da Lui la salvezza, ipsa praecellit: Maria primeggia rivelando, nel vivo della sua esperienza di fede, il vero volto di Dio che guarda gli umili che espande la Sua Misericordia di generazione in generazione e il cui nome è santo (Lc1,46-55)
“Maria riflette nella sua persona il mistero del Padre. La sua maternità, così singolare sia nei riguardi di Cristo sia nei riguardi della Chiesa, deve essere vista come una partecipazione alla Paternità stessa di Dio (Ef.3,15). Maria ha tanto imparato dal Padre da avere poi sulle proprie labbra le medesime parole: è quello che sostengono oggi molti studiosi del testo biblico quando commentando l’episodio delle nozze di Cana, lo collegano alla grande teofonia del Sinai e al dono della legge.” (Mistero, Comunione e Missione di M. Semeraro edDB) “ Fate quello che Egli vi dirà”(Gv2,5) sono le stesse parole con le quali Israele s’impegnò di fronte a Dio: “ Quanto il Signore ha detto, noi lo faremo.” (Es19,8) Anche Paolo VI, nella Marialis cultus, n.57, parla delle parole che ella rivolse ai servitori, “come una voce in cui riecheggia la formula usata dal popolo di Israele per sancire l’alleanza sinaitica o per rinnovarne gli impegni.” (enc. Marialis cultus)
Ma ancor di più, ed è sempre Paolo VI a ricordarlo, le parole di Maria si accordano con la voce del Padre nel mistero della Trasfigurazione, in riferimento a Gesù: “Ascoltatelo” (Mt17,3)
Ella fu colei che ascoltò le parole del Padre e avendole imparate, fu la prima a metterle in pratica e a ripeterle. La presenza di Maria nella storia è voluta dal Padre con l’unico atto col quale volle l’incarnazione del Figlio e la sua nascita. Per questo di Maria si è detto che appartiene all’ordine ipostatico. In ragione dei meriti del Figlio Redentore ella è redenta in modo sublime e “a Lui unita da uno stretto e indissolubile vincolo, è insignita del sommo ufficio e dignità di Madre del Figlio di Dio.” (LG53)
Nella sua relazione con lo Spirito Santo, infine, Maria è dal concilio chiamata il suo sacrarium e “quasi a Spiritu Sancto plasmatam novamque creaturam formatam”. (LG56)
Invocata come TEMPIO DELLO SPIRITO, ella è il tipo di ogni cristiana/cristiano, chiamati a diventare abitazione dello Spirito, sia della Chiesa tutta, anch’essa, come Maria e già in Maria, tempio dello Spirito Santo. Nel mistero dell’annunciazione lo Spirito ricopre Maria con la sua ombra, così come la nube aveva coperto la tenda del convegno e la gloria di JHWH aveva riempito la dimora. (Es40,34-35) Ma se in questo l’annuncio dell’angelo pose la maternità di Maria come adempimento rispetto al passato, il medesimo annuncio la rese profezia rispetto al futuro. L’Annunciazione è la Pentecoste della Chiesa anticipata in Maria: a questa, come a quella, seguiranno misteri di espansione missionaria e di comunicazioni carismatiche. (Piccolo Dizionario Mariano voce “Trinità e Maria”)